الجمعة، 6 مارس 2009

Marocco: i "barbuti" della politica e il fronte democratico

Rabat, 23 febbraio. Abderrahman Habibi


Qui, si sta parlando delle elezioni. E si parla anche dell'antipolitica e della corruzione e delle necessarie riforme politiche, e di un partito fondato in questi giorni da un grande amico del Re. Il suo impegno è cercare di ricostruire la scena politica che va sempre peggiorando, ed anche contrastare gli Islamisti della politica, avversari forti nel "ring" marocchino della politica. Fouad Ali Al Hima, ex ministro degli Affari Interni e il più vicino amico del Re vuole - dice lui - costruire un fronte democratico contro i "barbuti" e per fare andare avanti il processo democratico del giovane sovrano. Questo discorso è quasi lo stesso fatto da tutti i partiti.

Come al solito, il dibattito si diffonde anche fuori casa. Perché tra i partiti tradizionali e quelli nuovi c'è un partito islamico che si chiama il JDP (Justice and Developement Party = Partito per la Giustizia e lo Sviluppo). Non si tratta del JDP della Turchia. Sì, tutti e due condividono delle cose: il nome, il simbolo (la lampada e la lampadina) e il "background" politico e ideologico. L'uno copia dall'altro, e il JDP marocchino si compiaceva del partito padre e del suo leader turco "Arbakan", che era ex primo ministro prima dello scioglimento del suo governo da parte dei militari nel 1998. Oggi agli Islamisti del JDP marocchino piace l'azione politica e tutto del suo fratello gemello di Turchia, anche se il JDP turco ha cambiato molto gli atteggiamenti del partito padre (Arrafah) fondato al inizio dell’80.

A luglio prossimo, ci saranno le elezioni comunali e poi vengono le legislative, il che vuol dire consigli comunali nuovi e dopo un governo nuovo. I dibattiti e le controversie cominciano ad accendersi a casa e fuori casa sugli islamisti della politica nazionale.

A questi "barbuti" che non fanno paura, - cercano ogni tanto di chiarire - piace aver la donna accanto all'uomo al lavoro, uguale nei diritti e doveri, come sono anche uguali nel male che colpisce tutti. Per questo li vediamo integrare le loro sorelle militanti in Parlamento (sono 6 le donne parlamentari del PJD, una vive in Italia), accettano nel partito altre come membri senza foulard. E dicono che non sono contrari agli interessi dell'Occidente o altro nel loro paese, finché sono in armonia con gli interessi della loro patria.

Non fanno paura, allora? una volta in una risposta ad una domanda fatta da un responsabile olandese che era in visita ai responsabili del JDP sul fondamentalismo tra loro, ha detto scherzando uno dei leader del partito e membro dell'organizzazione religiosa alleata al JDP (il "Movimento della Riforma e Unificazione"): "...come vede, la nostra barba la tagliamo cortissima.".