Unione Mediterranea: quali vincoli in Marocco?0
Per realizzare l’iniziativa dell’Unione Mediterranea di Sarkozy “ci sono dei vincoli nella natura dei rapporti tra i paesi del Sud, in particolare il rapporto in crisi tra il Marocco e Algeri a causa del problema del Sahara”. Lo ha detto al quotidiano “Almasae” un professore delle relazioni internazionali dell’Università Hassan II, Ain Shoq.
Il secondo ostacolo all’UM proposta dal presidente francese lo ha definito il professor Abdelwahab lmaalmi nel conflitto arabo-israeliano. Tra gli altri vincoli che possono bocciare il progetto francese c’è il problema relativo alle relazioni tra i paesi del Sud e quelli del Nord come “i conflitti e gli scontri legati alla voglia internazionale di abolire il colonialismo, come nell’esempio di Ceuta e Melilla” (enclave spagnola esistente in Marocco da secoli).
Il progetto di Sarkozy per i paesi del Sud nel bacino mediterraneo - come lo vedono altri analisti - rappresenta anche in realtà un altro modo di compensazione nei confronti della Turchia, il cui ingresso nell’Unione Europea è avversato da Sarkozy. Non a caso la Turchia ne ha già manifestato seri dubbi.Nicolas Sarkozy ha proposto la creazione di questa nuova organizzazione internazionale la prima volta durante la sua campagna elettorale. L’organizzazione sarebbe dotata di istituzioni autonome e aperta a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. A questo scopo è stato annunciato un vertice tra i sei paesi mediterranei dell’UE (Italia, Francia, Spagna, Grecia, Cipro, Malta), ai quali si è aggiunto anche il Portogallo.A far parte del nuovo organismo sarebbero – oltre ai 7 Paesi europei già citati - la maggior parte degli stati del Maghreb (Algeria, Libia, Marocco, Tunisia, Egitto), alcuni paesi mediorientali (Libano, Siria e Giordania), Israele e Turchia. Potrebbero entrarvi, inoltre, l’Autorità Palestinese e i paesi dell’Ex Jugoslavia che si affacciano sull’Adriatico.
Secondo “la Stampa” tre sarebbero gli scopi fondamentali di questa nuova organizzazione: “creare, attraverso una grande area di libero scambio e di cooperazione economica, un clima di cooperazione anche politica, tale da allentare e progressivamente risolvere la crisi arabo-israeliana, o israelo-islamica, fonte non secondaria di un terrorismo diffuso; affrontare alla radice il problema dell’immigrazione, sia controllandone concordemente i flussi, sia attivando lo sviluppo e l’occupazione nei Paesi d’origine; infine gettare le condizioni di un regolare rifornimento energetico da Sud a Nord”.
a cura di abderrahman habibi, del mensile Di tutti i Colori, n°47
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